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F1, record negativo assurdo: non accadeva da oltre 70 anni

Per il mondiale di F1 c’è una notizia molto negativa, soprattutto per un paese in particolare. Ecco cosa è emerso nel 2023.

Dopo una stagione di F1 così piatta e priva di colpi di scena, le squadre ed i piloti possono godersi qualche mese di vacanza. Max Verstappen e la Red Bull hanno nuovamente passeggiato, annientando la concorrenza in un 2023 che non ha regalato spunti di interesse. L’amara conferma ci arriva dai dati relativi agli ascolti, che in Italia sono precipitati rispetto all’ultimo biennio, nel quale lo spettacolo non era mancato.

F1 che mazzata (ANSA) – Allaguida.it

La F1 si è data la zappa sui piedi da sola con queste nuove regole, che hanno dato modo ad Adrian Newey di fare un’enorme differenza, essendo lui un grande amante dell’effetto suolo, sul quale basò la propria tesi di laurea. A questo punto, andremo a dare un’occhiata ad una statistica che ha del clamoroso, che rende bene l’idea di quanto sia stato forte questo dominio.

F1, statistica da incubo per i piloti britannici

Il 2023 della F1 è stato dunque un campionato a senso unico, nel quale abbiamo imparato a memoria l’inno olandese, quello dedicato a Max Verstappen. Inoltre, la Red Bull ha vinto ben 21 gare su 22, il che significa che anche l’inno austriaco è ormai un qualcosa che siamo abituati a sentire sin troppo spesso.

Lewis Hamilton in azione (ANSA) – Allaguida.it

L’unica eccezione, a parte l’inno messicano che ha suonato due volte per Sergio Perez, è stata l’accoppiata tra inno spagnolo ed italiano, che hanno suonato per Carlos Sainz e la Ferrari al Gran Premio di Singapore, di sicuro la gara più entusiasmante dell’anno, e non perché abbia vinto la Rossa.

Pensate che, nel campionato di F1 targato 2023, non ha mai suonato l’inno britannico, cosa che invece era avvenuta sempre negli ultimi 70 anni. Pensate che, nelle uniche occasioni in cui ciò non era avvenuto era stato proprio agli albori della massima categoria, nel triennio compreso tra il 1950 ed il 1952, nei primi tre campionati di vita del Circus. Ricordiamo che stiamo considerando l’inno in quanto tale, senza fare differenziazioni tra il fatto che abbia suonato per il pilota o per la squadra vincente, il che rende ancor più clamorosa questa statistica.

In diverse stagioni, come il 1974, il 1978, il 1979, il 1980, il 1984, il 1988, il 2004 ed il 2005, l’inno britannico aveva suonato solo per le squadre e non per i piloti, dal momento che nessun driver britannico era riuscito a salire sul gradino più alto del podio, ma a far sventolare la Union Jack erano state le squadre, come la Brabham, la Tyrrell, la Lotus, la Williams e la McLaren, che all’epoca dominavano la scena.

Un’altra curiosità è legata alla variante dell’inno che viene suonato. Dal 1950 ad oggi, in una sola occasione è stato cantato il God Save the King, dal momento che la regina Elisabetta II è venuta a mancare nel settembre del 2022, pochi mesi prima rispetto alla vittoria di George Russell nel GP del Brasile. In tutta la storia della massima categoria, invece, era stato suonato il God Save the Queen, che come ben sappiamo ha la stessa melodia, ma differisce solo per quest’ultima parola.

Giovanni Messi

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Giovanni Messi