L’inizio difficile dell’anno ha portato alla chiusura di stazioni di servizio d’idrogeno e al crollo delle attività di veicoli commerciali.
In una industria dell’Automotive in continua evoluzione, vi sono dei brand che stanno facendo investimenti importanti, sebbene il mercato non sembra essere pronto. La diffusione delle FCEV è stata limitata, principalmente, a causa di una mancanza di colonnine di ricarica. Le auto ad idrogeno hanno bisogno di un rifornimento occasionale in strutture specifiche, una volta terminato il gas.

Tante Case produttrici top hanno investito su questa tecnologia, a partire da BMW. I prezzi sono stati, però, proibitivi. I SUV Hyundai Nexo vantano un costo di circa 70.000 euro, un’autonomia di 666 Km e 5 anni di garanzia con chilometraggio illimitato. Il problema è che vi sono pochissime colonnine di ricarica. Una si trova a Bolzano, gestita dall’Istituto per le Innovazioni Tecnologiche, e una a Mestre inaugurata dall’Eni a giugno 2022. La Toyota Mirai parte, invece, da 66.000 euro ma nessuno l’ha mai vista in giro.
Le FCEV non hanno bisogno di una lunga ricarica come le batterie a ioni di litio. Si tratta di energia autoprodotta che sfrutta il processo chimico dell’elettrolisi inversa. L’idrogeno si trasforma in energia elettrica direttamente a bordo, usando le celle a combustibile e sprigionando solo vapore acqueo. Quando le cariche del gas a bordo sono finite e ha bisogno di un distributore. Le auto elettriche stanno facendo una fatica in Italia. L’idrogeno costa circa 10 euro al kg e ciò corrisponde ad una spesa di soli 10 centesimi a km, ma i consumi sono record.
Crisi idrogeno in Germania
Quest’anno è iniziato molto male per le prospettive dell’idrogeno. Sarebbe dovuto essere il carburante futuro per le automobili, ma le politiche internazionali stanno continuando a premere, con incentivi e aiuti, le auto elettriche. Se il car market teutonico già sta affrontando una fase di calo sensibile, con Audi, VW, Mercedes in preda al panico, figurarsi se il segmento delle auto a zero emissioni potrà fare la differenza.

In Germania, infatti, l’azienda produttrice di idrogeno H2 Mobility ha annunciato all’inizio di marzo la chiusura di 22 stazioni di servizio destinate principalmente ai veicoli per privati di ultima generazione, adducendo come motivazione uno spostamento strategico verso il trasporto merci. Tutti gli investimenti portati avanti da BMW negli ultimi anni potrebbero rivelarsi inutili.