Il divieto di fumare in auto è legge dal 12 gennaio 2016 ed entra in vigore il 2 febbraio. Si tratta del decreto legislativo n. 6, pubblicato il 18 gennaio sulla Gazzetta ufficiale; recepisce la direttiva europea 2014/40/UE, dove si dispone un ampio pacchetto di misure che limitano la vendita e l’uso di sigarette e altri prodotti contenenti tabacco.
La legge comprende numerosi altri provvedimenti che limitano il fumo, ad esempio il divieto di fumare anche all’aperto vicino a scuole, ospedali e università. Provvedimenti restrittivi anche sulla vendita. Chi vende sigarette ai minorenni rischia una multa massima di 3.000 euro e la revoca della licenza per 15 giorni, se è la prima volta. Se è recidivo, la multa sale ad un massimo di 8.000 euro e la revoca della licenza diventa definitiva.
E’ vietato inoltre vendere ai minorenni anche le sigarette elettroniche, se queste contengono nicotina. Inoltre i loro produttori devono notificare al ministero della salute l’elenco di tutti gli ingredienti che contengono e la descrizione del processo di produzione. Nelle ricariche inoltre dovrà essere allegato un foglietto illustrativo che contiene gli ingredienti, come si fa con i farmaci.
Tutto giusto. Resta tuttavia un piccolo dubbio. Vista la notoria organizzazione dell’apparato pubblico, come ci si propone di far rispettare questi divieti? Con le pattuglie di vigili che non circolano più per strada? L’andazzo dei comuni è tale che l’unica possibilità può arrivare dall’ipotetica invenzione di un autovelox anti-fumo. Allora il business per le casse comunali aumenterebbe e qualche controllo verrebbe fatto. Altrimenti è molto difficile.