Ogni volta che il presidente del Consiglio Matteo Renzi dice che ha diminuito le tasse, e lo dice un po’ troppo spesso, ci accorgiamo che qualcosa è aumentato. Dall’8 gennaio 2016 acquistare una targa per auto o moto costa un po’ di più. Non molto, circa il 2,8%, poco più di un euro, ma si tratta sempre di un aumento; inoltre una piccola cifra moltiplicata per tante volte (il numero totale di targhe vendute in Italia), fa una cifra grande. Si tratta comunque dell’ennesimo tentativo di raschiare il fondo del barile, ormai pieno di buchi.
Mentre l’attenzione degli italiani era catturata principalmente dalle feste, pochi giorni dopo i salassi fiscali che ci avevano regalato i comuni, il 24 dicembre 2015 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale un oscuro decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, firmato quindi dall’altrettanto oscuro Graziano Delrio, uno dei più fidi aiutanti governativi di Renzi.
Il prezzo di una targa è fissato dal costo di produzione (che equivale al 54,6%) al quale si aggiungono l’Iva (22%) e una quota di maggiorazione, che per un’azienda privata sarebbe il margine di profitto. Tale quota corrisponde al 33,3%. Molte aziende farebbero carte false per avere margini simili. Certo, quando si è l’unico operatore per legge è molto più facile.